Nel giugno 2025 la Regione Lombardia ha annunciato l’intenzione di presentare una proposta di legge al Parlamento che fa discutere medici veterinari, accademici e attivisti per i diritti degli animali: l’obbligo del superamento di un test e un “patentino” per 26 razze ritenute pericolose. Un provvedimento rischioso per i cani e per la convivenza civile? Il dibattito è aperto, dopo che la Regione Lombardia ha recentemen­te approvato una proposta di legge da sottoporre al Parlamento intitolata “Norme specifiche per alcune tipologie di cani a tutela del loro benessere e della pubblica incolumità”. La norma, secondo i promotori, nasce per colmare un vuoto normativo riguardo la gestione di tipologie canine considerate “impegnative” o “potenzialmente pericolose”. Tuttavia, quella che dovrebbe essere una misura volta a tutelare animali e cittadini si sta rapidamente trasforman­do in un caso controverso. Le critiche di esperti di comportamento animale, medici veterinari e accademici, e anche di attivisti per i diritti degli animali si stanno moltiplicando. COSA PREVEDE LA PROPOSTA DI LEGGE Il testo introduce un elenco di 26 razze canine ritenute più rischiose, per le quali si prevede un obbligo di formazione per i proprietari e il supe­ramento del test CAE-1, una prova di obbedienza sviluppata e gestita da Enci (Ente nazionale ci­nofilia italiana). Tuttavia, un emendamento della Lega introduce una significativa esenzione: i cani con pedigree Enci sarebbero esonerati da questi obblighi. L’intento ufficiale della norma è tutelare la pubblica sicurezza e promuovere una corretta gestione dei cani, ma molte delle sue previsioni hanno sollevato obiezioni nel mondo scientifico e animalista. Paola Fossati, garante per la tutela degli animali del Comune di Milano, ha espresso preoccupazione per le numerose criticità pre­senti nel testo: «Manca una chiara strategia per la formazione dei proprietari e l’educazione dei cani, che dovrebbe essere il fondamento di ogni intervento serio sul tema», osserva. Uno dei nodi più controversi è proprio l’esenzione prevista per i cani “di razza”: «Dal punto di vista veterinario, è una scelta incomprensibile. Il comportamento animale non dipende solo dalla genetica, ma anche dall’ambiente, dall’educazione e dalla gestione quotidiana» prosegue la garante. «Un simile criterio non solo risulta scientificamen­te debole, ma rischia anche di trasmettere un messaggio culturale fuorviante, che favorisce l’acquisto di cani di razza e disincentiva l’adozio­ne dai rifugi». Una forte critica a questo provvedimento arriva anche dal mondo del volontariato e dell’attivismo in favore degli animali, come spiega Francesco Cerquetti, a nome del neonato comitato “No PLP”, che ha firmato un duro comunicato contro la proposta lombarda: «Prima si definiscono alcu­ne razze come potenzialmente pericolose, poi si incentiva l’acquisto di quei cani esonerandoli da valutazioni e obblighi. È un controsenso». I PERICOLI CONCRETI Se il cane non supera il test e il proprietario non riesce a ottenere il “patentino” si prevede una sanzione e persino il sequestro dell’animale che verrebbe affidato a rifugi e canili. Questa misura metterebbe definitivamente in ginocchio strutture già al collasso. «Vale la pena riflettere anche sul fatto che, a quanto ci è dato sapere, il CAE-1 sarà a pagamento e solo l’Enci è au­torizzato a rilasciarlo», sottolinea Cerquetti. «Peraltro questo test – aggiunge la garante – è solo uno strumento cinotecnico, non scientifi­camente validato per diagnosticare o prevedere problemi comportamentali». Il rischio è che il suo mancato superamento venga interpretato automaticamente come indice di pericolosità, senza considerare contesto, esperienze e rela­zioni. Un ulteriore punto critico è l’obbligo del col­lare a scorrimento, uno strumento coercitivo ritenuto dannoso dalla letteratura scientifica. «La Commissione Europea – ricorda Fossati – si sta preparando a vietarlo in tutta Europa». Ma il rischio più grande sembra essere quello del messaggio culturale che potrebbe essere trasmesso: un’idea gerarchica del valore dei cani, basata sulla razza e sulla genealogia. Se fosse approvata in questa forma, la nuova legge, anziché promuovere una cultura della respon­sabilità e della consapevolezza nell’adozione di un cane, sembrerebbe rafforzare il dominio della “razza pura” come modello desiderabile. «Non possiamo delegare il benessere degli animali a chi ne trae profitto. Questa legge – conclu­de Cerquetti – rischia di cambiare per sempre il modo in cui concepiamo i nostri compagni a quattro zampe, aumentare gli abbandoni, alimentare discriminazioni. È un modello che oltretutto è altamente discriminatorio anche verso gli umani. Chi, infatti, per libera scelta desiderasse adottare un cane senza pedigree, o preferisse un meticcio, si troverebbe immediata­mente colpevolizzato, come se la sua fosse una scelta irresponsabile. Diventerebbe un soggetto da schedare e controllare, da testare assieme al suo cane perché ritenuto inaffidabile e perico­loso. È l’intero sistema delle adozioni a essere messo in discussione, senza rispetto né per i cittadini che non hanno intenzione di rivolgersi a un allevamento, né per le migliaia di volontari che ogni giorno si impegnano promuovendo adozioni responsabili». «Chiunque si orientasse verso l’acquisto di un cane con pedigree potrebbe farlo restando privo di qualunque formazione – conclude sull’altro versante Paola Fossati – e questo dimostra che serve una legge che promuova per tutti la for­mazione, la consapevolezza e il rispetto, non un provvedimento che introduce favoritismi e ambiguità» Articolo di Silvia Amodio pubblicato sulla rivista Consumatori – Edizione Lombardia di settembre 2025.

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